La sfida di Kidd: la ricerca dell’anima

di Marina Commenta

Abbiamo raccontato la storia di James Kidd, della sua misteriosa sparizione e del testamento a dir poco insolito: la sfida alla scienza di dimostrare l’esistenza dell’anima. Ma come avrebbero potuto trovare la risposta al più grande enigma, il più grande mistero dell’umanità?

L’anima umana è stata definita in tantissimo modi e in molti si occupati di provare la sua esistenza: dagli uomini primitivi agli attuali premi Noel in campo neurologico. Ogni religione ha cercato di legare l’essenza umana a entità superiori sforzandosi di capire la parte spirituale dell’uomo, quel sé sconosciuto.

L’anima umana è stata definita in tanti modi, ma la sostanza è una: si tratta di qualcosa di invisibile che dà vita al corpo fisico, un’essenza che da esso può separarsi per viaggi e poi farvi ritorno, oppure abbandonarlo per sempre al momento della sua morte fisica. Viene anche chiamata coscienza, personalità, o più erronemanete mente.

Il concetto di anima è e rimane sfuggente. La sua vera natura non è mai stata realmente compresa e le persone, studiosi compresi, cercano la risposta a questo grande quesito ancora oggi senza avere grandi risposte.

L’idea che l’anima si possa staccare dal corpo momentaneamente o per sempre fa si che un altro grande quesito entri in questo dilemma: esiste la vita dopo la morte? Se si tiene conto dell’immortalità dell’anima, che esce dal corpo e continua la sua esistenza, allora sì.

E qui ci chiede: “ma allora dove va?” Per la religione cattolica in Paradiso, Purgatorio o all’Inferno. ogni religione poi ha le sue credenze. La vita umana non avrebbe senso se tutto finisse in una volta e basta. Moltissimi scienziati hanno passato il loro tempo cercando queste risposte e, pare sia stato assodato che, dopo la morte, il corpo perde di peso, anche se impecettibilmente. Il peso mancante sarebbe quello dell’anima che se n’è andata… (continua) (foto: bluetime.net/Dainotti)

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